MARE CHIUSO di Stefano Liberti e Andrea Segre (2012)
di Sari

Il mare per definizione è uno spazio aperto, senza confini, in cui i movimenti possono avvenire in tutte le direzioni, in cui lo sguardo si perde senza arrivare all’orizzonte. Ma questo non vale per tutti. Ci sono delle persone per cui neanche il mare è uno spazio libero, in cui poter esistere e lasciar correre le speranze verso un futuro dignitoso per sé e per i propri cari. Ci sono delle persone per cui il mare è una prigione in cui le umiliazioni lacerano l’anima e spezzano le speranze, a volte fino alla morte. È ciò che è accaduto tra il 2009 ed il 2011 ai profughi che dal Corno d’Africa (soprattutto Etiopia e Somalia) cercavano di giungere in Italia dalla Libia. Per loro il mare è chiuso e si trasforma in una prigione provvisoria in attesa di essere rispediti al mittente, come pacchi non desiderati, per essere imprigionati nelle carceri libiche (costruite con i soldi dei contribuenti italiani!) tra torture, soprusi e stupri. Questa era la politica dei respingimenti in mare che l’Italia ha adottato sotto il governo Berlusconi a seguito della firma del trattato di amicizia tra l’allora premier nostrano e Gheddafi, votato dall’87% dei parlamentari italiani. Una pagina oscura ed indecente del nostro Paese che si è reso complice della deportazione, incarcerazione e morte di esseri innocenti, che vedevano nell’Italia la speranza di una vita migliore, colpevoli solo di ritenerci la loro salvezza. Invece siamo diventati il loro incubo. Dalle acque internazionali, dove sono stati intercettati dalla Marina Italiana, i profughi sono stati riportati con la forza a Tripoli e qui incarcerati fino alla rivolta degli antigheddafisti, alla fuga dalla guerra ed all’accoglienza nel campo profughi di Shusha dove Liberi e Segre hanno raccolto le loro voci in questo bellissimo documentario.
C’è poco da dire sull’opera in sé, impeccabile nella sua semplice lucidità ormai divenuta marchio di fabbrica di Andrea Segre (qui in collaborazione con lo scrittore Stefano Liberti). Scrittura e regia si intrecciano in modo armonioso, conducendo lo spettatore alle sequenze finali di grande interesse. Non avremmo mai saputo la verità su questi accadimenti, se non fosse stato per questo documentario, che ci porta anche la notizia che la Corte Europea dei Diritti Umani di Strasburgo ha condannato l’Italia per la politica dei respingimenti verso la Libia, al risarcimento di diversi cittadini somali ed eritrei.
Finalmente un lieto fine per questa gente e per i tanti italiani che ancora hanno una coscienza, a differenza dei politici che li rappresentano.