HENRY di Alessandro Piva (2010)

Pubblicato il da Daddo

di Daddo

 

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Questo film ha vinto il premio del pubblico al Torino Film Festival del 2010.

Ora abbiamo due possibilità:i film in gara erano mediocri oppure il pubblico era mediocre.

Alessandro Piva scrive, dirige e monta il suo terzo film (otto anni dopo Mio cognato)con scarso entusiasmo e forse con troppa fretta, lontano anni luce dallo splendido esordio verista di La Capagira che vinse con merito un David nel 2000.

Tra amori tossici,crisi d'astinenza, e scontri con spacciatori parassiti ed esponenti della mala, ci scappa il duplice omicidio che sconvolge la vita già sconvolta di una giovane coppia e del loro amico (un convincente Pietro De Silva). La polizia indaga,la mala uccide ed io mi annoio cercando di riconoscere le strade e i vicoli multietnici del Pigneto e del Casilino che avvolgono i personaggi in una spirale di violenza che sfocerà inevitabilmente in una banale resa dei conti finale.

L'intreccio della storia non aggiunge nulla di nuovo ad una puntata di una qualsiasi fiction italiana di genere.Molti gli attori coinvolti: Paolo Sassanelli, Michele Riondino, Claudio Gioè, Carolina Crescentini, Dino Abbrescia che gigioneggia senza pudore e addirittura Alfonso Santagata visto in Gomorra.

Piva ha una formazione da documentarista (da vedere Pasta nera),impegnatissimo su più fronti, radio, televisione, teatro; ama raccontare le vite emarginate,le storie tormentate del popolo dell'abisso, gli aspetti più carnali del disagio giovanile addentrandosi nei labirinti delle periferie dimenticate dove la speranza ha perso ogni connotazione.

Purtroppo qui si limita a disegnare una realtà illusoria dove i personaggi sonnambulano in superfice senza mostrare la rabbia che scorre nelle vene, lo spirito di ribellione che si nasconde nel sottosuolo e le reali esigenze che spingono un uomo a prostituirsi la mente con la droga piuttosto che affrontare la dura lotta per la vita.       

 

     

 

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L
tutto giusto! è mancato proprio l'andare il profondità, portare lo spettatore nella realtà ed entrare nella mente dei personaggio...lavoro troppo superficiale
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