EDMOND di Stuart Gordon (2005)
di Daddo
Edmond vive nel suo mondo grigio,monotono,piatto,privo di emozioni,sempre uguale.Fa l'agente di cambio ed è legato da molti anni alla moglie.Un giorno,illuminato da una cartomante,decide di fuggire da questa prigione invisibile,lascia la moglie e si addentra nei meandri della città per cercare emozioni nuove.L'umanità che incontra è un groviglio di meschinità,individualismo e lotta per la sopravvivenza.Edmond cerca disperatamente un contatto,entra in un peep show,poi in un night club ma il sesso che gli viene offerto è troppo alieno,distante per le sue esigenze,i suoi tentativi di trattare il prezzo per un rapporto sessuale con una prostituta falliscono miseramente.Edmond prosegue la sua discesa infernale nei quartieri del sesso,nelle zone malfamate,tra i vicoli maleodoranti.Viene malmenato,rapinato,picchiato.All'ennesimo tentativo di rapina,reagisce violentemente e quasi uccide un uomo di colore.Da quel momento,Edmond riversa nell'odio razziale,nell'intolleranza e nellla violenza,tutta la vacuità dei suoi anni di vita repressa.
Da un dramma teatrale di David Mamet che firma anche la sceneggiatura,una parabola discendente di un uomo che prova ad aprire gli occhi per uscire dal recinto degli automatismi imposti dalla società,cercando nuovi stimoli di vita fino a spingersi oltre i confini della follia.Film grottesco,horror,a volte comico,sicuramente di protesta e quindi scomodo;uscito negli U.S.A.nel 2005 e distribuito in Italia solo nel 2007,visto anche fuori concorso a Venezia.Stuart Gordon (indimenticabile il suo cult Re-Animator) dirige questo incubo con i giusti tempi,allontandosi dai contesti più marcatamente horror o fantastici dei suoi precedenti film,riuscendo a focalizzare il tema centrale della storia ovvero la voglia di evadere dalla realtà alla ricerca di una libertà illusoria che il protagonista affronta ingenuamente in maniera assidua,rabbiosa,infantile non priva di conseguenze.
Tutto il lavoro è affidato alla versatile prova di William C.Macy che dimostra ancora una volta di spadroneggiare nei ruoli estremi,dando incredibile valenza ai differenti registri della personalità di Edmond,ora indifeso uomo di mezza età,ora bambino impaurito,ora ingenuo puttaniere,ora assassino violento,ora appagato inquilino a vita delle carceri americane.E' proprio il paradosso finale che rende questo film degno di nota:Edmond fugge da una prigione di routine quotidiana,di vita matrimoniale,di cieca dipendenza sociale per rifugiarsi in un'altra prigione,vera questa volta,dove trova inaspettatamente la felicità accanto ad un gigante di colore,simbolo di quella discriminazione razziale che incarnava l'anima repressa di Edmond e di tutta la società benpensante.