ENTER THE VOID di Gaspar Noè (2009)

Pubblicato il da lucaontour

di lucaontour

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L'ultimo lavoro del regista argentino Gaspar Noè, rompe tutti i canoni cinematografici sia per quanto riguarda lo stile che per i temi trattati, conducendo lo spettatore attraverso un viaggio di tipo metafisico-onirico. Un film enciclopedico di due ore e mezzo, film che se fosse uscito in un'altra epoca sarebbe stato definito d'avanguardia. Effettivamente il regista propone qualcosa di assolutamente originale, un racconto che inizialmente sembra prendere la direzione di Paura e delirio a Las Vegas, ma che ben presto vira su tematiche più complesse come la religione buddista, la reincarnazione e la morte.

Enter the Void è ambientato in una Tokyo patinata, fatta di luci colorate e di persone plastificate. Un mondo che richiama visivamente i viaggi sotto LSD, analogia questa che viene consolidata dalle scelte visuali di Noè, il quale punta su lunghe sequenze prese in prestito da video pischedelici.

A livello registico si distinguono chiaramente quelli che saranno i marchi di fabbrica di tutto il film: il punto di vista predominante è quello della soggettiva. Una soggettiva che a tratti scruta ed indaga le scene raccontate, analizza gli eventi ma non può intervenire sull'azione. Questa soggettiva, si divide durante la narrazione in tre versioni: una soggettiva reale, quella che incarna il punto di vista del protagonista, una semi-soggettiva, usata nei flashback che riprende il protagonista di spalle ma da molto vicino, ed una soggettiva irreale o meglio metafisica, usata per mostrare il punto di vista dello spirito.

 La fotografia è un altro elemento che rompe i canoni cinematografici: un'immagine spesso sporca e fuori fuoco, dove c'è poco spazio per momenti di luce, una scelta di luci fredde o tendenti al rosa. Sono tutte scelte stilistiche che si collegano con l'esperienza percettiva dei personaggi e degli spettatori.

Questo film sperimentale - che in Italia ha trovato distribuzione nelle sale, solo a dicembre 2011 grazie alla BIM - presenta una struttura ridondante o ciclica e si presta a diverse letture. La ciclicità della vita che finisce con la morte e riparte con la reincarnazione, oppure come ha affermanto lo stesso Gaspar Noè, un viaggio onirico di un personaggio attratto dal libro The tibetan book of the dead, che dopo la sua morte rivede i momenti della propria vita attraverso l'anima, prima di lasciare la vita terrena.

In fine per quanto riguarda il cast, troviamo attori professionisti, tra cui spicca l'imponente esibizionismo di Paz de la Huerta, ed altri alle prime esperienze cinematografiche.

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