J. EDGAR di Clint Eastwood (2011)

Pubblicato il da Sari

di Sari

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L’ultima fatica di una tra le istituzioni americane più salde e vigorose, Clint Eastwood, non è solo la storia di un uomo, J. Edgar Hoover (1895 – 1972), ma anche la ricostruzione di cinquant’anni di storia degli Stati Uniti d’America. Dal terrore del pericolo comunista alla lotta al Ku Klux Klan, passando per il proibizionismo e la genesi della lotta alla mafia (di cui Hoover negò l’esistenza fino agli anni ’60), senza dimenticare la caccia alle streghe del periodo Maccartiano.

Il famigerato direttore dell’FBI è stato il burattinaio che ha manovrato i fili di tutto questo e di molto altro con ladisinvoltura di chi, spalando fango, finisce per scivolarci dentro. Personaggio estremamente controverso, creatore del Federal Bureau of Investigation così come oggi lo conosciamo, convinto sostenitore dell’importanza delle prove scientifiche, vide passare dalla sua scrivania ben otto presidenti (alla sua morte Nixon decise di limitare le cariche dei capi delle agenzie di sicurezza del Paese ad un massimo di dieci anni) che fece costantemente spiare.                                                                        Creò il suo “Bureau personale” con le registrazioni delle intercettazioni più compromettenti che usava per ricattare personaggi di grande potere, come Jack Valenti, presidente della MPAA (Motion Picture Association of America) e noto lobbista che a lui osò contrapporsi e fu ricoperto di melma. Ma le contraddizioni non si fermano alla sua vita lavorativa, anzi nascono in quella privataper poi ramificarsi in quella pubblica.

Il regista, grazie all’incredibile capacità di trasporre direttamente il suo pensiero in immagine, ci racconta di un uomo oppresso dalla madre, incapace di relazionarsi con le donne, omofobo ma omosessuale (l’FBI e gli ex colleghi di Hoover avevano chiesto ad Eastwood e Black, sceneggiatore, di non insistere su questo aspetto della sua vita), che usava il potere come arma di controllo della sua ed altrui vita.                               Eastwood e Di Caprio ci regalano un ritratto estremamente lucido, impietoso ma al contempo pieno di misericordia, che non indugia né sull’infamia né sulla lode, che vuole solo parlarci di come certi uomini costruiscono la propria grandezza per mascherare la loro estrema piccolezza. Gli stessi mezzi usati per invecchiare i personaggi riflettono la voglia di autenticità alla base di questo copione: niente effetti speciali, solo trucco vecchia maniera.                                                                                                                                    Come in Gran Torino e Milion Dollar Baby si ha l’impressione di respirare accanto a quei personaggi, imparando a conoscerli, a capirli e ad amarli proprio così come sono e proprio per ciò che sono. Ennesimo capolavoro.

Cast: Leonard DiCaprio, Naomi Watts, Judi Dench, Armie Hammer, Josh Lucas, Dermot

Mulroney, Jeffrey Donovan, Denis O'Hare, Stephen Root, Zach Grenier, Damon Herriman, Lea

Thompson, Ken Howard, Josh Hamilton, Jessica Hecht, Geoff Pierson, Michel O'Neill.

Regista: Clint Eastwood

Sceneggiatore: Dustin Lance Black (Oscar per Milk)

Produttori: Clint Eastwood, Brian Grazer, Ron Howard, Robert Lorenz

Musiche: Clint Eastwood

 

 

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