ROBERT PLANT E BEN HARPER:l'evoluzione del rock

Pubblicato il da Ernesto & Fred

di Ernesto e Ilfred

  Ben Harper e Robert Plant

Grande serata martedì al Rock in Roma all'Ippodromo delle Capannelle.Comincia Robert Plant che con la sua Band of Joy,il gruppo nel quale ha fatto ritorno dopo la militanza degli esordi dal 1966 al 1968 insieme al compianto John Bonham,elegantemente ci conduce sulle rive amene del rock e del folk inglese,dei Led Zeppelin e degli anni '70.L'amarcord si aggira nell'area di rigore ma la presenza di Plant sul palco è assolutamente divertente,viva e rivitalizzante.La sua voce è forte,non così sexy,così estrema come negli anni d'oro (ricordiamo l'operazione alle corde vocali che il cantante ha subito nel 1975 e che ha cambiato radicalmente il suo timbro e l'impostazione della sua vocalità);e così gli arrangiamenti del gruppo sono a volte fuori tempo,nel senso di un po' lontani nel tempo,ma,in fondo,va bene così,anzi benissimo e quando Plant canta Bron-Y-Aur stomp il pubblico è preso e conquistato.Forse lo spazio così grande e aperto dell'ippodromo non rende giustizia alla musica offerta dalla Band of Joy.Peccato.

Di tutt'altra pasta però il concerto che segue,proprio per come atterra e si adatta sulle lande del presente.Ben Harper,accompagnato da Robert Randolph & the Family Band,appare come un messaggero di dolcezza e di genuinità e lo è sul serio.I suoi padri sono i nostri e vengono direttamente da qualche era nella preistoria.Lui li onora arrivando a noi con il suo bagaglio di immagini pure,primordiali,con il suo corpo e la sua voce essenziali e forti.Grande veramente,al limite della profezia,pericolosamente a volte sul filo della ninna nanna,Harper ci offre la sua grinta magnetica,semplice e diretta per due ore di concerto stupende,condite da una bella pioggia estiva che ha dato molti problemi all'organizzazione per via dell'acqua che entrava dalla copertura del palcoscenico:

il concerto è cominciato in ritardo e lo stesso Ben Harper e la sua band hanno dovuto interrompere dopo solo due pezzi per poi riprendere con un messaggio che Ben ha letto al pubblico acquazzato e innervosito dall'eventualità di una sospensione o cancellazione...

"Se voi restate,io resto !"

E' una fortuna che questo ragazzo abbia fatto fortuna!

Ma quante chitarre suona Ben Harper?Ogni pezzo è un cambio di chitarra,in piedi,da seduto...c'è stato un momento in cui lui cantava da solo con la chitarra,diceva di sentirsi molto bene e di voler andare avanti così per un po'...un fuori programma insomma! E allora dagli sotto a provare nuovi riff,buttati,rischia la pelle con un assolo...non lo so magari era solo la mia immaginazione sfrenata ma la sensazione era quella che lui stesse là ad improvvisare con noi nuove geometrie di suoni e di colori tra la sua voce e la chitarra...

La pioggia scivola via e Benjamin Chase Harper ci regala pezzi soul,rock,slide-ballads col suo tipico marchio di fabbrica:Ground on down,Pleasure and pain,Burn to shine,Walk away,Burn one down,una cover di Hendrix Who Knows,Glory&Consequence con accenno di Jeremy (Pearl Jam) e un paio di canzoni nuove si susseguono con grande slancio e fisicità.

Ben Harper,uno che pretende il silenzio da diecimila persone,avanza fino al limite del palcoscenico e,senza microfono,canta e urla al cielo ,alle stelle,a tutti noi,la sua preghiera...una preghiera di comunione,di intimità,dove lo spirito rompe le convenzioni dello spazio e si estende per chilometri...

Ben Harper,un uomo che continua a sperare,che insegue l'amore attraverso le origini...

E se Robert Plant rappresenta l'albero della vita,il coraggio,Ben diviene il testimone,il passaggio,l'evoluzione del rock,la forza della verità.....l'unica grande verità,la verità del suono,

il suono che risplende dentro

il suono della libertà

Non esistono prigioni finchè il martello degli Dei è nelle nostre mani....

 

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