SHAME di Steve McQueen (2011)

Pubblicato il da Sari

 

di Sari

Shame.jpg

Non si può certo dire che Steve McQueen non ami confrontarsi con temi scomodi e potenzialmente disturbanti. Già lo aveva fatto con il suo primo lungometraggio, Hunger (vincitore di numerosi premi* ma inedito in Italia), in cui uno straordinario Michael Fassbender si trascina verso la morte per fame nel carcere nord irlandese di Long Kash. E continua a farlo nel suo secondo lavoro, Shame, il cui eco di fondo è quello della metabolizzazione della violenza. Due fratelli, Brandon/Fassbender e Sissy/Mulligan (Drive), incapaci di uscire dalla spirale di dolore e vergogna in cui sono stati gettati da bambini. Il regista non ci dice apertamente cosa sia loro successo nell’infanzia, ci mostra solo i risultati della violenza di cui sono stati protagonisti. Lui, affermato trentenne con tanto di appartamento con vista mozzafiato sulla Grande Mela, ha sviluppato una morbosa dipendenza dal sesso, lei, cantante con molti tentativi di suicidio alle spalle, una dipendenza dalle persone che la porta, in maniera compulsiva, a ricercarne l’affetto e le attenzioni fino alle estreme conseguenze. Due personaggi animati da una sofferenza enorme, che ha pervaso tutta la loro vita fino a diventarne protagonista, a prendere il sopravvento ed a guidarli verso l’autodistruzione. Se in Hunger la morte del protagonista è conseguenza di 68 giorni di sciopero della fame, qui non è il corpo a morire ma l’anima, trascinata verso l’annichilimento da pratiche sessuali perverse e masochiste. Il corpo dei protagonisti è il simbolo del loro disfacimento: per Brandon è strumento di relazione patologica, per Sissy è il mezzo con cui ricattare le persone che vuole trattenere a sé.

McQueen sceglie di non nascondere nulla allo spettatore, ma di rivelare la vergogna dei due protagonisti in tutto il suo fastidioso ed imbarazzante protagonismo. Indugia con morbosa insistenza sulle pratiche sessuali di Brandon, facendoti sentire quasi a disagio per quello che stai vedendo. Forzato forse, ma sicuramente costruito con l’intento di mostrare fino a dove ti può condurre la dipendenza. Alla stregua di un tossicodipendente, il nostro protagonista si aggira di notte tra le vie di New York in cerca di una nuova preda, anche uomo pur di placare il demone che lo divora, noncurante della sua dignità calpestata ed abusata davanti agli occhi dello spettatore.

Il personaggio di Sissy ha invece lo scomodo ruolo di mettere il fratello davanti allo specchio delle loro vite offrendogli, inconsapevolmente, una scelta: cadere nell’abisso o cominciare a riemergere. La scelta non è esplicita, ma il finale volutamente aperto ci lascia intravedere l’abisso, quasi fosse impossibile liberarsi quando le catene sono così strette.

 

Regia: Steve McQueen

Sceneggiatura: Steve McQueen, Abi Morgan

Cast: Michael Fassbender, Carey Mulligan, James Badge Dale, Nicole Beharie, Hannah Ware

Musiche originali: Harry Escott

Fotografia: Sean Bobbitt

Distribuzione: BIM

* European Film Awards 2008: Prix Fassbende

Festival di Cannes 2008: Caméra d’or

British Independent Film Award 2008: Premio Douglas Hickox per il miglior regista esordiente, miglior attore (Michael Fassbender) e miglior contributo tecnico (Sean Bobbitt).

 

Pubblicità

Con tag RECENSIONI FILM

Per essere informato degli ultimi articoli, iscriviti:
Commenta il post
S
complimenti
Rispondi
L
Tutto perfetto, l'uomo che diventa schiavo del sesso e non solo...
Rispondi